Taccuino d'Atelier: appunti sparsi, Gennaio 2026
A due secoli esatti da quando Nicéphore Niépce, tra il 1826 e il 1827 a Saint-Loup-de-Varennes, fissò dalla finestra di Le Gras la prima impronta inafferrabile del mondo, la nostra ricerca sul tempo trova una nuova soglia. Quella prima eliografia, così delicata da richiedere un’inclinazione obliqua dello sguardo per essere scorta sul peltro, ci ricorda la fragilità originaria di ogni atto visivo: la luce che chiede pazienza prima di farsi corpo. Dalla campagna di Chalon-sur-Saône alle stanze del nostro atelier a Pistoia, il cammino non segue una linea retta, ma un moto circolare di pensieri, incontri e letture. In questo spazio di lavoro la materia cresce a un ritmo lento e organico. Sotto le nostre mani, una nuova camera oscura lignea prende forma: il legno e gli ottoni accolgono le ottiche, definendo non solo uno strumento, ma una precisa postura di ascolto e cura del reale. Mentre il banco da lavoro si popola di carte e reagenti, si approfondisce la ricerca sulle Cartes de Visite des Flâneuses. Rileggere quel formato significa compiere un esercizio di memoria viva: recuperare l'intuizione pionieristica di Édouard Delessert e il respiro intimo dei ritratti di Nadar per scardinare la posa statica e dare spazio all’imprevisto, al respiro e all’erranza dello sguardo femminile. In questo dialogo con la storia, la camera oscura accoglie anche il codice e la speculazione digitale, impiegati come strumenti di studio per interrogare le assenze dell’archivio e dare forma alle memorie non documentate. Il nostro procedere si orienta su tracce precise: l'indipendenza di Elisabeth Francart, che già nel 1845 affermava la propria autonomia di fotografa e autrice; l'audacia di Nadar nel cercare la verità psicologica del volto mutando continuamente prospettiva; la sapienza di Louis Daguerre nel concepire l'atelier come spazio di pura maestria della luce. Mentre il flusso contemporaneo consuma i volti nella trasparenza effimera degli schermi, la persistenza di una piccola stampa ai sali d'argento tra le dita preserva la densità dell'incontro. Tutto muove dalla materia, tutto si custodisce nel gesto.
Maria e Felisia
Nadar 1860
Autoritratto Musee Carnavalet
