Cartes de Visite des Flâneuses
Elogio del minuto errante
di Maria Di Pietro e Felisia Toscano
In un’epoca in cui l’esperienza visiva rischia di disperdersi nella trasparenza e nella velocità del flusso digitale, il ritorno alle origini della Carte de Visite (CdV) risponde alla necessità di restituire peso, durata e responsabilità materica all'atto del ritrarre. Se la storiografia ufficiale attribuisce ad André-Adolphe-Eugène Disdéri il merito di aver trasformato, a partire dal 1854, questo formato in un dispositivo seriale di rappresentazione borghese, la nostra ricerca volge lo sguardo alle intuizioni primigenie di Édouard Delessert e alla poetica di Nadar: liberare il ritratto dalla staticità del ceto per farne un oggetto nomade di scambio, un frammento biografico ed emotivo capace di viaggiare liberamente nel tempo e nello spazio. Cartes de Visite des Flâneuses compie un radicale ribaltamento ontologico della posa ottocentesca. Sottraendo la camera oscura agli interni asettici del salotto per portarla nel respiro della strada, l'obiettivo non fissa monumenti di ceto, ma accoglie la vita nel suo farsi: il mosso, il soffio, la deviazione imprevista e la fragilità della reazione chimica. Al centro di questa indagine si colloca la presenza della flâneuse, la donna che attraversa il mondo senza lasciarsi determinare da esso, trasformando il ritratto in un atto consapevole di testimonianza e riappropriazione dello spazio pubblico. In questa dimensione di ricerca, la camera oscura itinerante abita la soglia feconda tra materia analogica e immaginario contemporaneo. Mentre il ritratto minutera cattura l'impronta fisica e irripetibile del presente impresso sui sali d'argento, gli strumenti del codice e dell'intelligenza artificiale intervengono come reagenti speculativi per espandere l'archivio dell'invisibile: dare corpo alle memorie cancellate, risarcire le assenze storiche e tessere un dialogo fecondo tra il dato documentario e la visione riparatrice. Nato dalla sinergia tra la ricerca curatoriale di Felisia Toscano e la visione artistica di Maria Di Pietro, il progetto riafferma il valore della piccola stampa d'argento come talismano tangibile, un corpo sottile da custodire, dimenticare e ritrovare nel silenzio dello sguardo.