Ritratti in atelier


In un istante di tempo

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sei luglio 2024 ad un anno dal progetto

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taccuino minutera


Minutera come azione teatrale della presenza
L’essenza del nostro operato risiede nella riappropriazione della coscienza. Eleggiamo una fotografia che sia corpo, sostanza e tatto, destinata a sedimentarsi nella matericità dei libri d’artista e negli archivi intimi delle famiglie. La nostra è una pratica della lentezza, un’estetica dell’attesa feconda, dove l’intervallo tra l’esposizione e la comparsa dell’immagine si configura come un rito di pura esistenza. La nostra camera oscura itinerante è un’arca lignea, manufatto di sapienza artigianale che trae linfa dalle kamra-e-faoree afghane e dalla tradizione spagnola. È una macchina-laboratorio autosufficiente, un microcosmo dove si compie il miracolo della luce: dall’accoglienza sulla carta fotosensibile al passaggio nelle vaschette chimiche, sino alla fioritura di un negativo che, rifotografato, si muta in una stampa positiva ai sali d’argento. È un’immagine unica, irripetibile, custode di un’eternità fragile e preziosa.
Il rito e il girotondo
"Da bambino socchiudevo gli occhi... poi giravo tre volte su me stesso pensando che avrei intrappolato quanto avevo guardato." — Jacques Henri Lartigue
Come nell’evocazione lartiguiana, il corpo si fa dispositivo e il tempo di posa diviene il nostro "girotondo". Una mano opera nel silenzio della manica nera, tra fragranze di legno e colla, per estrarre un’impronta di presenza. È un’esperienza radicata in una dimensione di luce e pazienza, dove ogni ritratto si rivela come una cartografia dell’anima, un documento che restituisce dignità alla permanenza umana.
Il nostro cammino fiorisce tra le pagine materiche di Lukas Birk e trova la sua consacrazione ad Arles, all’ombra dell’anfiteatro, nell’incontro con il primo ritratto minutera. Da quegli istanti, questa pratica è divenuta la nostra lingua, il nostro respiro e la nostra strada, presentando il nostro progetto nel duemila ventiquattro alla Fondazione Alinari per la Fotografia

Maria | la luce: "Sento la necessità di lasciare traccia, un documento personale e sociale. Creare un archivio fotografico costruito sulla memoria, dove l'immagine è dinamica e va custodita."
Felisia | la cura: "Essendo figlia della tecnologia, la minutera mi ha insegnato a fermarmi. Accanto alla scatola mi sento catapultata in un’altra dimensione, dove il tempo si offre a me invece di sfuggirmi."


Cartes de Visite des Flâneuses: l’Elogio del Minuto Errante
Dal 2026, il nostro progetto genera una nuova ramificazione vitale: una rinascita contemporanea delle Cartes de Visite. Uniche al mondo, in questo folle progetto, abbracciamo questo percorso di ricostruzione storica e poetica, avvalendoci della preziosa collaborazione dello studioso Gabriele Chiesa i cui studi e la cui generosa donazione di saperi ci permettono di riabitare criticamente un rito nato nel 1854.
Se nell'Ottocento la CdV era un simulacro di status borghese, la nostra "Carte de Visite des Flâneuses" ne ribalta l'ontologia: cerchiamo il mosso, il soffio e l’imprevisto. Documentiamo una femminilità attiva che attraversa il mondo senza lasciarsi arredare da esso. In questo alveo, la nostra ricerca evolve anche attraverso l’Intelligenza artificiale, utilizzata come strumento di invenzione per "riparare" l'assenza. Laddove la storia non ha concesso un obiettivo, l'algoritmo ci permette di progettare l'archivio dell'invisibile, creando le effigi di viaggiatrici e ribelli mai ritratte, in un ponte ideale tra la verità del volto presente e la memoria di un passato immaginato.
Geografie di un’indagine in cammino
Oggi il nostro atelier attraversa i confini europei per rintracciare gli atelier dimenticati, come l’Atelier Malicot da dove abbiamo iniziato, e soprattutto quelli femminili, primo fra tutti l’Atelier Elvira. Questo progetto si arricchisce di una profondità nuova grazie al prezioso incontro a Monaco con Ingvild Richardsen storica culturale di raffinata erudizione che ha restituito voce alle autrici oscurate dal tempo tra il XIX e il XX secolo.
L’ontologia della scelta
Esercitare la fotografia minutera nel contemporaneo significa abbracciare una filosofia che celebra la sacralità del tempo e la fecondità dell'imprevedibile. Un esperimento irripetibile che esalta la bellezza dell’imperfezione e l’unicità dell’istante cristallizzato nell’argento, un modo per permettere al passato di farsi presente attraverso l’etica indiscutibile della nostra visione. Cosa resta di un volto, quando tutto tende a scomparire nella trasparenza dello schermo? Forse proprio una piccola stampa. Una fotografia che si può tenere, conservare, dimenticare e finalmente ritrovare, per poi sognare ancora quel tempo sospeso.



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