Arles, maggio 2025
Memorie all'anfiteatro e il ponte di Langlois
di Maria Di Pietro
Tornare ad Arles nel maggio del 2025 ha il valore di una sosta necessaria: riabitare una geografia familiare in cui le persiane d'ocra, i tetti provenzali e il respiro della pietra accolgono il nostro cammino come una trama continua. All'ombra dell'anfiteatro romano abbiamo ritrovato Guillaume e la sua camera ottica, dedito al paziente rito che unisce la luce ai reagenti chimici della fotografia minutera. Chiedergli un ritratto, a distanza di anni dalla prima rivelazione, è stato un atto di rinnovata consapevolezza: una posa non più acerba, ma nutrita dal silenzio della strada percorsa, dalla densità del lavoro svolto e dalla riaffermazione di una fedeltà comune alla materia dell'immagine. Lasciato il centro urbano, il nostro itinerario ha raggiunto le sponde del canale e il celebre ponte levatoio di Langlois, immortalato da Vincent van Gogh nella primavera del 1888. Lungi dall'inseguire una sterile replica iconografica, abbiamo collocato la nostra camera oscura lignea sull'erba secca della pianura, tra il frinire dei grilli e il moto rapido dei nembi, per instaurare un dialogo intimo con la pittura del maestro olandese e con la sua ostinata ricerca della luce meridionale. Ritrarre il ponte e includere le nostre figure nello spazio scenico ha rappresentato un omaggio alla vocazione originaria del paesaggio provenzale, dove il colore si fa memoria e la visione pittorica incontra la natura indicale dell'argento. Il congedo dalla città si è compiuto tra le sale della galleria e archivio Les Arlésiennes di Patrick, spazio custode di dispositivi storici e ritrattistica à l'ancienne. Accompagnate dalle partiture rarefatte di Andrea Laszlo De Simone, tra esposizioni di fotografia d'autore e narrazioni di bottega, l'incontro ha confermato la radice condivisa di una ricerca che rifiuta l'iper-consumo visivo per interrogare la permanenza della traccia e la verità silenziosa dello sguardo.
Taccuino d'Atelier / Maggio 2025
