Archeologie del quotidiano e memorie future
di Maria Di Pietro
La memoria sociale risiede sovente nel silenzio intimo dell’album di famiglia, nello scatto imperfetto, nell’immagine amatoriale un tempo considerata marginale e oggi riscoperta come documento inestimabile di umanità. In un presente dominato da flussi visivi continui quanto volatili, la nostra ricerca sceglie la via della sosta e della custodia del supporto fisico, volgendo lo sguardo alla verità disarmante dei frammenti dimenticati. Seguendo il solco critico tracciato da Erik Kessels, che riconosce nell’errore e nella fragilità amatoriale una straordinaria forza espressiva, e la lezione di Joachim Schmid, instancabile archeologo del visivo, accogliamo ogni scatto anonimo come il tassello di una narrazione corale: una fotografia sfocata o alterata dal tempo custodisce una densità testimoniale che sfugge alla precisione algoritmica, chiedendo di essere sottratta all'oblio per restituire dignità alle esistenze comuni. In questa pratica di custodia, il confronto con gli strumenti contemporanei e l'intelligenza artificiale interviene come esercizio critico di cura e ricucitura storiografica. Il codice non opera per sostituire il dato reale né per generare simulacri, ma agisce come dispositivo di speculazione e riparazione narrativa: colma i vuoti generati dall'usura del tempo, interroga le lacune degli archivi familiari e restituisce continuità a ciò che è rimasto privo di rappresentazione. Da questa archeologia del quotidiano discende direttamente la nostra pratica con la fotografia minutera. I ritratti eseguiti con la camera oscura lignea celebrano l'autenticità non mediata della presenza, affrancata da ogni artificio di posa. Ogni stampa ai sali d'argento impressa e sviluppata sul momento costituisce una scommessa sul tempo: un corpo cartaceo destinato a farsi, tra un secolo, la fotografia vernacolare di qualcun altro, una traccia fisica da conservare, accarezzare e ritrovare nel silenzio della memoria. Muovendoci tra l'argento e l'indagine contemporanea, abitiamo l'immagine per preservare l'anima di ciò che siamo stati e custodire il senso di ciò che lasceremo al futuro.
Fotografie - Erik Kessels - IN ALMOST EVERY PICTURE e IN ALMOST EVERY PICTURE
